|
mercoledì, luglio 11, 2007
Questione di tempo
Ormai ne ho la certezza: sono un cieco che barcolla lungo un corridoio buio, con un tombino aperto di fronte, ed uno alle spalle. E' solo questione di tempo.
giovedì, maggio 17, 2007
Berlinguer ti voglio bene
No' semo quella razza
che non sta troppo bene
che di giorno salta fossi
e la sera le cene.
Lo posso grida' forte
fino a diventa' fioco
no' semo quella razza
che tromba tanto poco.
Noi semo quella razza
che al cinema s'intasa
pe' vede' donne 'gnude
e farsi seghe a casa.
Eppure, la natura ci insegna
sia su' i monti, sia a valle
che si po' nascer bruchi
pe' diventa' farfalle.
Noi semo quella razza
che l'è tra le più strane
che bruchi semo nati
e bruchi si rimane.
Quella razza semo noi
l'è inutile far finta:
c'ha trombato la miseria
e semo rimasti incinta.
(Bozzone)
domenica, maggio 13, 2007
I figli so' piezz 'è core
il family day è stato un successone e gli organizzatori stanno già delineando le nuove proposte per il prossimo anno. Si vocifera che alla fine della festa un gerarca distribuirà un assegno ed una polizza d'assicurazione a tutte le madri con più di sette figli, e i più fortunati, estratti a caso durante la manifestazione, avranno l'onore di lapidare pubblicamente un omosessuale ( meglio se comunista) rapito nottetempo dagli attivisti di "Assalto Cattolico" (le cui basi , si dice, siano in fase di definizione). La giornata si concluderà con il lancio, da parte del Santo Padre, di scomuniche ed anatemi.
domenica, aprile 15, 2007
Cifra tonda. Tante cose archiviate o cancellate. Tante altre da mandare in porto.
martedì, gennaio 30, 2007
Auguri di Capodanno
Stamattina facevo un pò di bilanci sull'anno appena iniziato, trascorso questo mese "di rodaggio". L'augurio più bello di capodanno che io abbia mai ricevuto, mi è arrivato via sms la notte tra il 31 dicembre ed il 1° gennaio, e diceva "gioia e rivoluzione, per tutti". In quest'augurio c'era fraternità, speranza, sogni, e tutto un mondo che è lontano mille anni luce dal grigiore e dalla mediocrità, e a chi non lo capisce, inutile spiegarlo
L'anno nuovo non inizia mai a gennaio, ci vuole sempre un mesetto per mettere in moto le cose.
Allora che sia gioia e rivoluzione , per tutti
venerdì, gennaio 19, 2007
Sono tempi difficili...
Si impone silenzio...
...E meditazione.
mercoledì, dicembre 06, 2006
Mille righe di codice. questa roba non funzionerà mai, ma continuo a scrivere. Una privazione sensoriale di questo tipo è raggiungibile solo attraverso una dose massiccia di morfina, somministrata con un missile Scud, si intende. Il mio culo ha vinto la legge dell'incompenetrabilità della materia, creando legami covalenti con la sedia. Ho acquisito la certezza che morirò seduto.
Duemila righe di codice. Mi sento Neo, forse sono l'eletto. Guardo le cose intorno e le vedo fatte di bit. Ronzano e s'agitano, ma sono lì a comporre gli oggetti, raccolti in una massa semi fluida. Uno deve essere sfuggito andandomi a finire in un occhio, perchè sento distintamente sanguinarmi la pupilla.
Tremila righe di codice. La privazione sensoriale è cessata . Ho perso il controllo dei muscoli facciali e sento il labbro inferiore colarmi letteralmente sul mento.
Tutti i suoni intorno sono fischi di modem e gracchiare di hard disk. Forse ho le allucinazioni, o forse la mia tartaruga è davvero vestita da Groucho Marx e sta sulla mia scrivania , aiutandomi a fare il debug.
lunedì, novembre 27, 2006
Ritornare
Sto tornando a casa, ed il treno corre veloce. Leggo il Rolling Stone Magazine, semplicemente perchè in stazione non ho trovato una rivista che di solito compro per motivi di lavoro, e mi ricordo del rock.
Una recensione di un vecchio disco mi fa tornare alla mente certe cose di quando ero poco più che un ragazzino. Mi ricordo di avere delle cuffie ed un portatile. Metto su "Prowler" dei Maiden . Loro la pubblicarono nel 1979, mi pare, o giù di lì, ma io la ascoltai nel 1987 per la prima volta, e la mia vita imboccò una strada inattesa. Prowler continua ,decibel su decibel, nelle mie cuffie, ed Il treno corre attraverso il buio .Ora casa mi sembra più vicina.
sabato, novembre 25, 2006
Prospettive per il weekend
E' sabato...E sono le due del pomeriggio. Sono ancora in ufficio, mentre il mio stomaco mi ricorda che non ho ancora pranzato. Milano è fredda e piovosa oggi, e più grigia del solito. Non ho parole
mercoledì, novembre 15, 2006
Camminare
Il bavero della giacca tirato all'insù mi proteggeva appena da un vento freddo quanto inatteso. Camminavo frettoloso lungo la strada che mi riportava a casa tra lo sferragliare fastidioso dei tram e le fronde che che sbattevano sui lampioni, allungando sul pavè delle ombre inquietanti, che, per inciso, sarebbero state benissimo in un film di Friedkin.
Pensavo.
La questione che mi danzava nella testa,da un pò di tempo, era quella delle priorità. Mi dicevo che, come le malattie, è più che ovvio che ognuno abbia le proprie e che le consideri più importanti di quelle altrui, ma, a ragion veduta, il problema che tutti sembrano avere è quello di riconoscere la leggitimità delle priorità degli altri, una volta stabilite le proprie. Beh, pensandoci bene, è un problema che ancora non mi riguarda. Perennemente in crisi tardo adolescenziale ( molto tardo adolescenziale, dato che i trenta sono alle porte ormai) faccio ancora una fatica del diavolo a stabilire quali siano le mie priorità e a mantenere un minimo decente di coerenza.
Il fatto è che uno si trova incastrato in certe cose, con un lavoro che tutto sommato non è così orrendo da farsi mollare all'istante, allora pensa che deve lasciar perdere tutte le idee malsane che aveva da ragazzino, e tutti quei "...finita l'università...." e via discorrendo. Si trova incastrato, dicevo, e fa fatica a capire se quel fiume da cui si sta lasciando trasportare sia un torrente di occasioni o solo lo scarico del cesso.
Forse poco importa perchè tanto sai che comunque porteranno entrambi in mare, ma volete mettere il viaggio?
Ma tutto sommato, non è che tutte quelle cose che uno "dovrebbe lasciar perdere", sono le uniche che ti tengono a galla?
venerdì, settembre 29, 2006
Notti Bianche
Domani a Napoli notte bianca...Se siete curiosi di sapere quello che succederà nel giorno dell' Armageddon, quando tutti gli uomini, di tutti i tempi, lasceranno il sonno sepolcrale e si riverseranno per le strade nell'attesa del Giudizio, o meglio, se ne volete un'immagine più esasperata e snervante, vi consiglio di farci una puntatina. Qualora riusciste a prendere un qualunque mezzo pubblico dopo le 14, e foste perfino così fortunati da uscirne quasi incolumi, sareste dei sopravvisuti da far arrossire i tizi di "Alive". Al risveglio, l'indomani, nel caso ci arrivaste, dovreste correre al vostro personal computer ed aggiornarvi il curriculum (capitasse mai un posto vacante come sminatore a Baghdad)
Far organizzare la notte bianca ai napoletani è come far organizzare l'Hannukah ad Hermann Goering.
venerdì, luglio 14, 2006
Artigiani
Dal momento che reperire un fabbro che sostituisca la serratura della porta di casa mia è un'operazione a dir poco titanica, ho spento il cellulare, ho smesso di rispondere al telefono e di aprire se qualcuno suona il campanello, ed ho messo a scongelare certe fettine di manzo sotto la fessura della porta principale. Tra tre giorni, quando il pianerottolo sarà invaso dal lezzo del manzo putrescente, e nessuno avrà avuto mie notizie da ormai 72 ore, mi aspetto che i pompieri vengano a sfondare la mia porta immaginandosi di trovare la mia salma puzzolente , sperando che si portino un fabbro porca vacca!
martedì, giugno 27, 2006
Fatica Sprecata
Negli ultimi tempi mi capitava spesso di voler essere da qualche altra parte, di voler essere qualcun altro, o di voler essere semplicemente così ubriaco da non riconoscere nemmeno mia madre. Ci pensavo spesso, in maniera sempre più ossessiva negli ultimi giorni, e a volte mi sembrava quasi che il solo volere qualcosa tanto disperatamente, potesse far sì che la tal cosa si avverasse. Il tutto aveva un che di spaventoso tuttavia, perchè, a pensarci bene, le cose che nella vita più avevo voluto, erano quelle che con maggior ferocia mi si erano rivoltate contro , oppure semplicemente erano arrivate tanto in ritardo da essere del tutto inutili, se non addirittura dannose. Fatica sprecata. Intanto Fabio suonava note melense da una tromba ammaccata, ed io lo seguivo con giri distratti , con walkings che inciampavano più nella mia testa che nelle mie dita. "Abbiamo una serata", mi aveva detto, il che significava che avremmo suonato per quattro soldi ed una birra in un club di periferia, magari un piovoso lunedì sera. Se avessimo avuto anche un pianista ci sarebbe stata più gente sul palco che in sala. Ma Fabio era fatto così, pur di suonare avrebbe accettato di tutto, per lui un concerto di beneficenza per sordomuti era "una scrittura"...Fargliele capire certe cose era impossibile. Intanto lui suonava ad occhi chiusi, vomitando angoscia da quel tubo di metallo, ed io mi guardavo attorno e lanciavo occhiate torve ad un batterista calvo e sudatissimo, che avevamo conosciuto solo due sere prima. Avrei voluto smontare il MI ed impiccarmici, tanto per dare un'emozione allo show, ma Fabio ed il batterista calvo e sudatissimo se ne sarebbero probabilmente accorti solo alla fine del set. Sarebbe stata fatica sprecata. Dio come sudava quel batterista ! Mi schizzava ogni volta che colpiva il Ride, tanto che iniziai a smorzargli tutti gli obbligati per evitare di trovarmi lercio alla fine della serata. La cosa che meno capivo era il motivo di tanta furiosa abnegazione nel colpire le pelli ed i piatti. Un locale di quindici, forse venti metri quadri, e lui che si dannava come un carpentiere con un martello pneumatico. Più colpiva, più schizzava; più schizzava, più la mia mente andava lontano, chissà dove, cercando di distogliermi dall'intento di saltare al collo del pelatone ed infilargli le bacchette..Vabbè diciamo in gola. Altri due pezzi ed avremmo preso i nostri soldi, la nostra birra, e nessun applauso. Tutta fatica sprecata.
giovedì, giugno 15, 2006
Il mattino già s'affacciava dietro le imposte chiuse, penetrando con invadenza i primi centimetri della camera numero 8 del piccolo motel. I tir e qualche auto parcheggiata nel piazzale erano l'unica macchia di colore su quell'immensa striscia grigia, lungo la quale si incrociavano le vite dei viaggiatori, per un giorno o due, nell'arco di tutta la loro esistenza. Se si fosse riusciti a mettere insieme in un unico suono, un'unica vibrazione armonica, il rumore di quei mille piccoli impatti superficiali, senza un senso nè una profondità, tra quelle mille piccole vite fatte di chilometri e pieni di benzina, si sarebbe udito in maniera distinta lo stridìo di vite che scivolano via lentamente, senza lasciare un segno, una traccia, una testimonianza di sè. La vecchia radiosveglia, su quello che voleva essere un comodino, non aveva suonato, ma poco importava. Quando la destinazione non ti è chiara, ed il motivo del viaggio ti sfugge, non hai poi tanta fretta di partire. Volevo solo star lì, a farmi servire dei caffè scadenti da cameriere che, un tempo, dovevano essere belle, e assorbire quei brandelli di storie che gente troppo frettolosa lasciava in giro come i rifiuti dei loro pic-nic. Pasti frugali di sentimenti altrui erano il mio nutrimento principale. In un posto in cui nessuno conosce il nome di nessuno, ogni sentimento, bello o brutto, è solo l'ombra nostalgica di qualcosa che viene da lontano ed è diretto altrettanto lontano, da qualche altra parte.
lunedì, giugno 05, 2006
Ricordi di marzo
Ritornai con la fine dell'inverno, e degli ultimi acquazzoni di marzo; con le mani infilate nelle tasche del cappotto, frugando scontrini di caffè persi tra l'autostrada ed il cielo, e biglietti gualciti, con su sparsi pensieri raccolti chissà dove. Ritrovai una città uguale, lavata da inverni piovosi, ma ancora sporca, gravida della stessa inutile tristezza, dello stesso silenzioso sconforto. Il giorno in cui l'avevo lasciata avevo le scarpe nuove, lucidate di fresco come il primo giorno di scuola, e la testa ed il cuore carichi di dubbi.
"Al tuo ritorno, sarà diverso", pensai.
Quando vai via da un posto, non importa per quanto tempo, sei sempre convinto che al ritorno troverai dei cambiamenti. A volte è vero.
Le luci di bar e lampioni continuavano a risplendere sulle facce frettolose dei passanti, ed i suoni del traffico, come il canto di una città che sprofonda nella propria indifferenza, continuavano a coccolare i miei dubbi e la mia ansia. Ricominciai a sentire il tremito di quella blanda implosione, di quel dolore sottile e lieve, che solo lontano aveva conosciuto il silenzio.
Quando vai via da un posto, non importa per quanto tempo, sei sempre convinto che al ritorno troverai dei cambiamenti. Non sempre è vero.
|
|